Patologie prostata, Tumore prostata, Terapia ormonale

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Tumore prostata, Terapia ormonale

Patologie prostata
Tumore prostata
Terapia ormonale

La terapia ormonale utilizza i farmaci o la chirurgia per impedire alle cellule tumorali della prostata di assumere diidrotestosterone (DHT), un ormone prodotto dai testicoli e dalla prostata stessa, e necessario alla maggioranza dei tumori per accrescersi. Bloccare il DHT spesso fa sì che il tumore smetta di crescere e anche diminuisca di volume.
Tuttavia la terapia ormonale di rado è curativa, perché il tumore di solito sviluppa resistenza nell’arco di uno o due anni. La terapia ormonale è dunque di solito impiegata quando il tumore si è espanso oltre la prostata; può impiegarsi anche in alcuni pazienti sottoposti a radioterapia o chirurgia per prevenire recidive.

Esistono varie forme di terapia ormonale:

L’orchiectomia è la rimozione chirurgica dei testicoli. Poiché i testicoli producono la maggioranza del testosterone, dopo l’orchiectomia i livelli di testosterone cadono.
L’azione del GnRH può essere interrotta in due modi. Gli antagonisti del GnRH sopprimono direttamente la produzione del GnRH, mentre gli agonisti del GnRH agiscono con una downregulation dopo un iniziale effetto stimolante. L’abarelix è un esempio di GnRH-antagonista mentre gli agonisti comprendono la leuprolide, la goserelina, la triptorelina, e la buserelina.

Gli antiandrogeni sono farmaci come la flutamide, bicalutamide, nilutamide, e il ciproterone acetato che bloccano direttamente l’azione del testosterone e del DHT all’interno delle cellule tumorali.

I farmaci bloccanti la produzione di androgeni nei surreni, come il DHEA, comprendono il ketoconazolo e l’amminoglutetimide. Poiché i surreni producono solo il 5% circa degli androgeni circolanti, questi farmaci si usano in genere in combinazione con altri metodi, in grado di bloccare la produzione testicolare di androgeni.

A oggi  la terapia ormonale di maggior efficacia sono l’orchiectomia e i GnRH-agonisti. Nonostante i loro elevati costi, i GnRH-agonisti sono scelti più spesso dell’orchiectomia per ragioni estetiche ed emotive.

Ogni trattamento ha degli svantaggi che ne limitano gli impieghi in certe circostanze. Sebbene l’orchiectomia sia una chirurgia a basso rischio, l’aspetto psicologico della rimozione dei testicoli può essere significativo. Il calo di testosterone può anche causare vampate di calore, aumento di peso, calo della libido, ginecomastia, impotenza e osteoporosi.

I GnRH-agonisti possono causare gli stessi effetti dell’orchiectomia ma sintomi peggiori all’inizio del trattamento; quando vi si ricorre in prima istanza l’impennata nei livelli di testosterone causa aumento del dolore dalle metastasi ossee, così spesso vi si accompagnano gli antiandrogeni per mitigarne questi effetti collaterali.

Gli estrogeni non si usano comunemente, perché aumentano il rischio di malattie cardiovascolari, e trombosi.
Gli antiandrogeni non causano in genere impotenza e danno luogo a minore perdita di massa muscolare e densità ossea.

Il chetoconazolo può causare danni epatici con l’uso prolungato, e l’amminoglutetimide rash cutaneo.
Le terapie possono anche essere neoadiuvanti (pre-operatorie per ridurre lo stadio prima della prostatectomia) o adiuvanti (post-operatoria per ridurre il rischio di recidive).


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